Se i miei avessero avuto i mezzi

Ieri ero a San Gimignano, dove ho passato la notte. Dopo essermi recato a visitare la casa di santa Fina, la santa Bambina, e aver passato alcune ore davanti agli affreschi di Benozzo Gozzoli, del Pinturicchio, del Ghirlandaio, del Mainardi, di Bartolo di Fredi, del Barna, torno stanco morto all’albergo, e nell’àndito vedo un gruppo di stranieri, uomini e donne, fermi davanti a un quadro appeso al muro. Mi avvicino, guardo anch’io, e scopro con meraviglia che si tratta della fotografia di un uomo, preso di profilo, sulla quale è incollata la riproduzione del noto profilo di Dante Alighieri, dipinto da Luca Signorelli. I due profili sono eguali. Ma così eguali, che c’è da sbagliarsi. «Questo è un mio cameriere,» dice il padrone dell’albergo, «e come vedete assomiglia all’Alighieri come un fratello gemello. Si chiama Vasco Salvestrini. Non è un Dante, naturalmente, ma gli assomiglia.» Poi si volta e chiama: «Vasco!» Viene Vasco, e tutti lo guardano come se guardassero Dante Alighieri. Ma Vasco Salvestrini sospira, e dice: «Eh, se i miei avessero avuto i mezzi per farmi studiare!» e ha l’aria di dire che se avesse studiato, chi sa… «Purtroppo,» aggiunge, «a San Gimignano bisogna accontentarsi di diventar camerieri.» 

Curzio Malaparte, L’Alighieri e Vasco Salvestrini, in Due anni di battibecco, 1955

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